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ADDIO P. SAVARESE, INSTANCABILE SUPERIORE GENERALE

La Provincia di Santa Maria della Stella unitamente a tutto l'Ordine dei Minimi è stata raggiunta da un grande lutto quasi improvviso il pomeriggio del 26 Settembre 2008 alle ore 15,30. Nel Convento di San Vito in Vico Equense, all'età di 93 anni, è tornato infatti alla Casa del Padre il Rev.mo P. Francesco Savarese, che ormai da diversi anni versava in precarie condizioni di salute che avevano più volte messo a rischio la sua vita e che lo costringevano quasi all'immobilità. Alcuni anni prima del decesso aveva espresso il desiderio, confidato al P. Gian Franco Scarpitta che fino al 2004 era stato il suo Superiore locale, di poter porre fine ai suoi giorni fra le mura dello stesso convento vicano.
Fino a pochi anni prima che lo colpisse la prima delle gravi infermità fisiche che lo resero inerte e passivo, P. Savarese aveva continuato ad esternare la sua naturale spigliatezza, lo zelo operativo e la lucida intraprendenza nelle iniziative che scaturivano dal suo ingegno e dalla sua grande capacità di intuizione e per le quali era diventato molto famoso nella stessa città di Vico e in tutto l'Ordine.

Come egli stesso aveva raccontato negli anni precedenti sempre al P. Gian Franco Scarpitta, P. Francesco Savarese, nato nella zona di Pietrapiano di Vico Equense a poca distanza dal Convento dei Minimi, aveva fatto ingresso nell'Ordine accolto nel medesimo il 27 Settembre 1927 alle ore 18,00, all'età di 12 anni, e aveva intrapreso la carriera di “fratino” frequentando la locale scuola di aspirantato benignamente guidato e assistito dai formatori dell'epoca. Lo scorso 27 Settembre 2007, in occasione dell'80 anniversario del suo ingresso nell'Ordine, l'anziano sacerdote aveva palesato la sua grande emozione mista a gioia e commozione nel ricordare la bellezza degli eventi dell'ingresso nel suo amato Convento di San Vito.
In esso era tornato a vivere all'età di 24 anni, dopo aver ricevuto a Roma l'Ordinazione Sacerdotale, prodigandosi attivamente in tante attività ministeriali secondo quello che la condizione del posto gli consentiva e manifestando sempre zelo e amore per il Convento.
Nel 1952 il Capitolo Generale Ordinario dell'Ordine di Roma lo elesse Superiore Generale. P. Savarese raccontava nei suoi ultimi anni di aver assunto inizialmente con mota trepidazione e paura questo incarico che tuttavia lo vide molto zelante nei vari impegni di conduzione della sua famiglia religiosa: sono tante le iniziative che i Confratelli tuttora ricordano essere state promosse da P. Savarese durante il suo mandato generalizio durato ben 18 anni (1952 – 1970) con una proroga straordinaria di un sessennio direttamente concessa dalla Santa Sede.
A lui si deve nel 1954 la trasformazione dell'allora Quasi Provincia di Santa Maria della Stella all'attuale stato di Provincia Monastica, comprendente il territorio della Campania e della Sicilia, impegno che il P. Savarese volle intraprendere dopo aver ascoltato il parere favorevole della Sua Curia Generalizia. Dal 192 al 1965 fu Padre Conciliare al Concilio Vaticano II dove ebbe modo di distinguersi e ottenere anche l'ammirazione del Papa Paolo VI, che in una certa occasione aveva incontrato per ottenere il suo compiacimento. Al Concilio P. Savarese espose come tema principale la necessità della cura e della salvaguardia delle vocazione allo stato speciale della vita religiosa, preoccupazione che assillò continuamente la sua attività di Padre Generale come si può riscontrare dai numerosi riferimenti del Bollettino Ufficiale dell'Ordine degli anni '60, nei quali il fervente Superiore Maggiore chiede ai Confratelli e ai Superiori locali che non venga mai a mancare lo zelo operativo della pastorale vocazionale e la promozione della scelta vocazionale minima in tutto il territorio italiano, soprattutto considerando la “concorrenza” degli altri Istituti Religiosi che avrebbero potuto fare ostruzionismo alla preferenza dei giovani verso la vita religiosa nel nostro Ordine. In una lettera circolare riportata nel Bollettino Ufficiale del 1964 P. Savarese esprimeva la forte convinzione che il motto “pochi e buoni” relativamente al numero dei Religiosi nell'Ordine non fosse sufficiente e che ci si dovesse adoperare affinchè i nostri frati fossero numericamente “molti e buoni”. A favore degli studenti e delle nuove leve dell'Ordine P. Savarese si prodigò costantemente, premuroso di coltivare soprattutto la seria formazione e il rendimento disciplinare dei singoli studenti, che non di rado visitava lui stesso e per il progresso dei quali mostrava costante apprensione e preoccupazione. I seminaristi dell'Ordine e i giovani Religiosi furono per lui motivo di vanto soprattutto quando la Santa Sede , negli anni immediatamente post conciliari minacciò al soppressione dell'Ordine a causa dell'esiguità numerica dei membri: sempre stando alle confidenze rivolte negli ultimi anni della sua vita al P. Scarpitta, il P. Savarese in quegli anni difficili e controversi puntò tutto sul futuro dell'Ordine che con molta fiducia egli vedeva rappresentato nella qualità di vita e nel rendimento intellettuale e spirituale dei giovani studenti, che si rendevano inequivocabilmente molto promettenti anche grazie ai suoi stessi suggerimenti e alle sue paterne esortazioni, oltre che alla valente collaborazione dell'allora P. Rettore P. Croce di Clemente. L'attenzione personale al progresso formativo dei suoi seminaristi fu una costante del suo mandato, una responsabilità personale che premurosamente il Superiore maggiore volle assumersi in prima persona presenziando non di rado e con estremo puntiglio negli stessi luoghi in cui si svolgeva l'attività formativa dei futuri religiosi minimi.
Per i giovani chierici P. Savarese, con molta abilità diplomatica, concluse anche l'acquisto nel 1962 del grande Collegio della zona Eur di Roma, che ancora oggi è oggetto di invidia da parte di molte banche straniere per il suo valore indefinito e per l' imponente struttura dalle moltissime stanze, dai locali multiformi e vasti e dai vialetti che circondano l'edificio, questi affinati da aiuole, un poderoso campo di calcio, un campo di bocce e uno di pallavolo e che costituisce il riferimento maggiore dell'attività vocazionale del nostro Istituto Religioso. La premura della salvaguardia della qualità e del rendimento degli studenti dell'Ordine si palesò anche nella circostanza degli anni 1968 – 1971, definiti dalla storia come quelli “della contestazione giovanile”, per i quali da parte del P. Savarese vennero presi a favore dei giovani minimi non pochi provvedimenti cautelativi.
Quella delle vocazioni allo stato religioso nel nostro Ordine sarà sempre la preoccupazione costante che accompagnerà il P. Savarese per tutta la vita anche dopo tantissimi anni dalla scadenza del suo mandato di Superiore Generale e che non mancherà spesso di suscitargli grande spasimo e apprensione: per tutto il resto dei suoi anni infatti lo zelantissimo sacerdote vicano continuò a mostrare spiccato interesse e grande ansia per la situazione numerica dell'Ordine, mostrando sempre paura e inquietitudine per le carenze vocazionali e grande timore per il futuro della famiglia minima. La notizia di nuovi giovani elementi nei conventi della nostra famiglia religiosa fu sempre per lui motivo di esultanza e di letizia, come pure tristezza e demoralizzazione suscitarono le notizie dell'esiguità numerica nei singoli conventi, considerando soprattutto i tanti anni trascorsi da P. Generale che avevano visto un sempre più consistente numero di consacrazioni religiose.

Altro oggetto di zelo e di interesse del governo Savarese si può riscontrare altresì nelle nuove fondazioni che avvieranno un programma non indifferente di espansionismo dell'Ordine verso nuove terre. Allo zelo operativo di P. Savarese si deve infatti la costruzione del Convento di Los Angeles e dell'annessa casa di Spiritualità di Azusa, in California, come pure la fondazione di nuove case in Brasile (San Paolo, Rio De Janeiro, Guarapuava) e il succitato Collegio dell'Eur che sarà sempre considerato come una delle più grandi conquiste dell'Ordine; generale attenzione il P. Savarese non mancava mai di manifestare affinchè presso tutti i Religiosi dell'Ordine si ottemperasse ai doveri e alle normative che la vita religiosa stessa imponeva, come si evince dalle conclusioni delle periodiche visite effettuate nelle varie case dell'Istituto e come più volte negli ultimi anni lo stesso Padre più volte descriveva nelle sue continue confidenze nelle quali vantava di aver sempre tratto grande profitto e considerevoli soddisfazioni dai Religiosi durante il suo mandato.
A lui si deve anche il recupero e la catalogazione in un apposito volume delle escussioni dei testi ai Processi Cosentino e Touronense per la canonizzazione di San Francesco di Paola.
Assiduo e determinato nelle attività di governo e infaticabile nel perseguire i suoi obiettivi, P. Savarese si distinse per tenacia e abilità, manifestando competenza e serietà nell'affrontare tutte le questioni, anche quelle più difficili ed intricate e tale caratteristica dell'uomo P. Savarese sarà sempre ricordata dai Confratelli, come pure l'intelligenza pratica e la forte capacità di intuizione e di determinazione nei propositi che di volta in volta egli si prefiggeva.
La lungimiranza che sempre manifestava P. Savarese e la fermezza nei propositi lo ritraggono come un uomo deciso anche nelle larghe vedute quanto alla gestione dell'Ordine e all0interpretazione che egli ne dava come di una realtà che non doveva restare circoscritta ai soli limiti provinciali o di una sola cultura, ma che doveva abbracciare quanto più spazio possibile per allargarsi a vasto raggio. Una veduta insomma espansionistica che non mirava alla sola realtà locale e alle limitatezze sconclusionate.
Terminato il suo mandato da Superiore Generale, nel 1970 P. Savarese, dopo aver espletato per alcuni mesi diversi altri incarichi nella capitale fede ritorno a Vico Equense per intraprendere iniziative copiose e fruttuose a favore del Convento di San Vito: non furono poche, grazie al suo impegno e alla sua operosa instancabilità, le attività di ristrutturazione dello stabile che più volte vedeva il capacissimo sacerdote intervenire su parecchi ambiti e le numerose iniziative intraprese dagli anni '70 in poi a beneficio del Convento di San Vito.
La principale attività che maggiormente i Vicani devono a P. Savarese riguarda senz'altro la realizzazione e la promozione della locale Festa delle Pacchianelle, il tradizionale presepe itinerante dai vari figuranti e dai pastori vestiti in stile napoletano settecentesco che già nei primi anni della sua giovanile permanenza ai Vico P. Savarese aveva zelantemente curato e che dopo il suo ritorno da Roma volle accrescere ed incrementare quanto alla qualità e alla creatività dei colori, degli abiti e dei costumi, al punto che adesso la Festa costituisce una delle principali attrazioni turistiche dell'intera Penisola Sorrentina, grazie al favore della locale Azienda Autonoma di Cura, Soggiorno e Turismo che l'abilità del P. Savarese seppe coinvolgere per un consistente contributo finanziario.
In uno dei suoi interventi scritti, P. Savarese negli ultimi anni della sua vita, raccontando la storia della Festa delle Pacchianelle nella misura che lo avevano interessato (e cioè per almeno un trentennio) auspicava che il lavoro realizzato negli anni precedenti non avesse a perdersi ma che in occasione del prossimo Centenario della Festa (Gennaio 2009) si fosse capacie di nuove iniziative e di rinnovato impegno e creatività.
Altra importante produzione del sacerdote vicano fu nel 1992 la realizzazione del locale “museo di arte sacra”, che egli seppe realizzare raccogliendo vari pezzi di cultura e di arte provenienti dai vari conventi dell'Ordine oggi chiusi e catalogandoli in una collezione ricca e affascinante che oggi attira l'attenzione di moltissimi turisti, essendo il museo parte integrante del percorso culturale e artistico previsto dalla Regione Campania.
L'eredità che ci lascia il nostro stimato P. Savarese non può non essere accolta dall'intero Ordine con senso di riconoscenza e di opportuna considerazione e per questo è da ritenersi che la scomparsa terrena del P. Savarese debba costituire per noi un motivo di rammarico che tuttavia non toglie spazio alla speranza e che schiude le porte alla fiducia nel futuro.
Al carissimo P. Francesco Savarese, la Provincia Napoletana di Santa Maria della Stella esprime somma gratitudine e si stringe attorno a lui in un sentito e caloroso affetto.