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LETTERE DEL DELEGATO TOM | ![]() |
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Il P: Delegato TOM della Provincia di Napoli, P. Gian Franco Scarpitta
Palermo, 16 Novembre2009
Revv. PP. Assistenti,
Sigg. Presidenti
Fraternità Tom Sicilia – Campania
Oggetto: Avvento 2009
Carissimi,
Nella circostanza di questo Avvento 2009 mi sovviene ancora una volta condividere con voi alcune riflessioni, vista l'importanza di questo tempo liturgico che, come avrò modo di accennare, appartiene di diritto anche alla nostra spiritualità minima.
Osservo innanzitutto che proprio in prossimità dei tempi forti della nostra liturgia si verificano nella nostra società avvenimenti conturbanti e disdicevoli, che mentre ci sconcertano e ci demoralizzano, ci ragguagliano di come nel vissuto odierno noi ci troviamo ad essere oggetto di avversione e di sfida, veri agnelli in mezzo ai lupi chiamati a schierarci in una lotta senza esclusione di colpi per la tutela dei nostri valori e la salvaguardia della nostra identità evangelica. “Se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione”, osservano i libri sapienziali (Sir 2, 1) e di fatto tentazioni ve ne sono tante di fronte alle provocazioni e alle insidie di chi volutamente ci avversa.
Annunciare il vangelo in un mondo che cambia non è affatto semplice e la nostra missione, come già lo stesso Signore aveva previsto, non è esente da contrarietà e inimicizie che molte volte sopravvengono repentinamente giustificate da fatti assurdi e irrilevanti. Dopo i casi morali degli anni precedenti quali Dico, Pacs, Eluana Englaro, adesso è la volta del Parlamento di Strasbrurgo, da sempre noto come feudo di spietato anticristianesimo e di fanatismo ateo, che ha ritenuto atto di libertà e di democrazia l'abrogazione del crocifisso dalle scuole e dai luoghi pubblici, in nome di una presunta laicità e di una libertà religiosa che di fatto simili ricorsi non garantirebbero neppure. Per la sola volontà di avversare il cattolicesimo, i costumi e le tradizioni cristiane, si delibera per la soppressione di quello che è sempre stato il simbolo della nostra provenienza culturale e del patrimonio comune delle nostre origini e che non ha mai reso alcun fastidio alla scelta religiosa altrui, non essendo mai stato di ostacolo alla salvaguardia della libertà religiosa, giacchè il crocifisso è anzi richiamo al rispetto e alla valorizzazione delle altrui credenze, rappresentando nel legno Colui che in ogni caso ha voluto morire per l'unità di tutti i popoli. Se si dovesse davvero ritenere fondata e attendibile l'idea che il crocifisso è offensivo alle altrui appartenenze culturali, si dovrebbero anche sopprimere altri elementi propriamente cattolici che da sempre hanno reso decoro e onore alla nostra civiltà senza mai lenire nessuno, come ad esempio il nome di tantissime vie, piazze o interi paesi dedicati ai Santi; sii dovrebbe modificare la denominazione di tante piazze dedicate al Duomo e addirittura si dovrebbero abbattere le imponenti Basiliche, Monasteri e altri edifici di culto che nel tempo, anziché scoraggiare, hanno incentivato l'incontro delle culture e dei popoli nelle nostre città favorendo la simbiosi delle appartenenze religiose! E determinare così un collasso alla stessa sensibilità culturale di tutti gli uomini e di tutte le religioni.
L'esclusione del crocifisso non offenderebbe solamente i cattolici ma la popolazione italiana per intero assieme a tutti gli Europei, poiché comporterebbe il misconoscimento delle nostre comuni radici e della nostra identità e piuttosto che affermare la laicità fomenterebbe in realtà l'esasperato laicismo, dando legna da ardere al fondamentalismo e al fanatismo ateo. Il risultato sarebbe infatti non quello della tutela della libertà religiosa e dell'uguaglianza, ma del predominio di quello che è sempre stato il corrispondente ateo dei Talebani; infatti una tale sfida non è altro che una misura di un'intolleranza ideologica che anziché difenderla, smentirebbe di fatto la democrazia.
Determinate imposizioni hanno dell'assurdo, tuttavia costituiscono per noi anche motivo di sprone e di incoraggiamento a valorizzare con orgoglio la nostra identità cristiana, a perseverare nell'annuncio e nella propagazione dei valori che ci sono connaturali e che riteniamo insostituibili e non negoziabili e questo anche nello specifico della nostra identità minima. Come osserva Pietro, in questi casi è sempre meglio “soffrire operando il bene, piuttosto che fare il male” ( 1 Pt 3, 17) Proprio il verificarsi di questi fenomeni deve incuterci motivazione e slancio al confronto con la nostra Regola, approfittando del tempo privilegiato che ad essa verrà donato nel corso del prossimo triennio da parte del Consiglio Generale, per l'accrescimento del nostro entusiasmo cristiano minimo e tale processo non può che avere sprone dall'imminente tempo di Avvento. Mentre infatti l'attualità e la cultura odierna ostruiscono l'avvento di Dio, noi ci poniamo nella prospettiva dell'attesa del Dio che viene, muovendo controcorrente alle aspettative del nostro secolo e raccogliendo la sfida che la contemporaneità ci pone. L'Avvento è quindi la nostra prerogativa eminente, il nostro orgoglio e il vanto di poter avere l'opportunità di attendere fiduciosi e operosi l'arrivo del Signore che, eludendo i nostri demeriti e le nostre colpe, si ostina a presenziare nella nostra vita per consolidarci nello spirito e renderci costanti nel bene per il rinnovo di questa società assurda e inverosimile.
Ma che cosa dobbiamo intendere con il termine Avvento? La nostra considerazione deve essere ben lungi dal limitarci a un semplice percorso di tempo delimitato dalle date dei nostri calendari murali e che culmina con la celebrazione festosa di una giornata speciale che le nostre rubriche segnano in color rosso. E anche se più volte si è battuta questa strada per motivazioni pratiche di ordine catechetico, Avvento non è solamente l'attesa della festa del Natale che noi aspettiamo con ansia, come se dovessimo sopportare obbligatoriamente delle settimane non vedendo l'ora che giunga il giorno gioioso del 25 Dicembre. Mutuato dal paganesimo (adventus) e diventato corrente nella liturgia e nella spiritualità della Chiesa, questo termine indica sempre ciò che sta per venire, ciò che è in procinto di arrivare, e va vissuto con pienezza ed entusiasmo anche indipendentemente dal giorno della Festa di Natale, poiché costituisce per noi un'occasione privilegiata di risveglio interiore e di rinnovamento. San Bernardo di Chiaravalle ci parla dell'Avvento delineando “tre venute” da parte del Signore:
Esiste un primo Avvento perché vi è stata una prima venuta del Signore nella carne, quando questi si è incarnato per la nostra salvezza divenendo Bambino per noi
Un secondo Avvento avverrà alla fine della storia, quando il Signore tornerà nella gloria per il giorno del giudizio, ogni uomo vedrà la salvezza di Dio (Is 40, 5) e tutti guarderanno a Colui che hanno trafitto (Zc 12, 10): attendiamo infatti che si realizzi la nostra speranza definitiva con il ritorno di Cristo per la vittoria definitiva del bene sul male.
Un terzo Avvento è quello intermedio, che riguarda la vita di tutti i giorni, il nostro quotidiano e soprattutto la nostra intimità, poiché Dio è Colui che viene sempre nel nostro cuore e nella potenza dello Spirito.
Noi ci ritroviamo in tutt'e tre le dimensioni suddette senza escluderne alcuna, perché per noi l'Avvento è il passato, il presente e il futuro di Dio: abbiamo riscosso infatti la gioia del Signore che si è fatto uomo per noi e per ciò stesso la venuta del Regno di Dio nelle parole e nelle opere di misericordia del Signore Gesù, quando questi si è fatto Bambino ed è venuto a condividere la nostra natura e a compartire le nostre infermità; attendiamo fiduciosi nella speranza l'evento della gloria finale del Cristo nel giorno che non ci è dato conoscere, nella certezza che ci attende il premio eterno di quella che sarà stata la nostra fedeltà e la nostra perseveranza nel bene; nel frattempo viviamo la realtà della venuta di Dio in noi, la sua inabitazione nel nostro animo, il suo presenziare misterioso, silente ed efficace nella vita individuale di ciascuno, ben consapevoli che Cristo è tutti i giorni il Nuovo Arrivato della nostra vita .
Ne deriva che il tempo di Avvento è la caratterizzazione di tutta la vita cristiana, il fondamento del nostro vivere e del nostro prodigarci nell'oggi in vista del domani: Cristo viene continuamente nella vita dell'uomo per qualificarla e risollevarla, imprime nella nostra dimensione personale per apportarvi fecondità e ricchezza e risolleva le sorti degli animi abbattuti e demotivati. Cristo viene anche nella vita della Chiesa con la Parola, con i Sacramenti, la comunione dei fedeli e l'esercizio continuo della carità che è esternazione della nostra fede in lui. E mentre lo riscontriamo come il Veniente nella vita dell'oggi, lo attendiamo come Colui che verrà definitivamente nel nostro futuro ultimo, quando giungerà glorioso per il giudizio finale e pertanto ci animiamo ferventi nell'attesa operosa della fede, della speranza e della carità.
Non avviene forse che quando si attende un ospite gradito che non vedevamo da parecchio tempo si vive l'attesa con gioia e con fervore, predisponendoci sempre con maggiore gioia, slancio e decisione? Ebbene, il Cristo è sempre Colui che viene a trovarci e che è motivo della nostra gioia sia nella vita intermedia sia quanto alla parusia finale.
A partire dal VI secolo la Chiesa ha pensato ad un tempo materiale privilegiato che precedesse la data del Natale e progressivamente si è giunti alla formulazione del Tempo di Avvento Liturgico che tutti gli anni celebriamo fra l'ultima Domenica di Novembre e il 25 Dicembre; questo proprio per farci riscoprire più marcatamente l'attualità dell'Avvento nella nostra vita per radicarci ulteriormente nella fiducia e nella speranza, ragion per cui in questi giorni che avranno inizio il 29 Novembre prossimo considereremo molto più radicalmente il passato, il presente e il futuro che è Dio. La data del 25 Dicembre, che si dispiega ai nostri occhi sul calendario come culmine festoso di un periodo privilegiato, sarà oggetto di celebrazione consapevole e motivata che Colui che contempleremo nella greppia è il Dio con noi, “Alfa et Omega che era che è e che viene” (Ap 1, 8), Colui che è già venuto nella nostra storia incarnandosi e facendosi uomo per noi e che secondo la sua promessa sarà con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo.
L'Avvento Liturgico è quindi un riflesso dell'Avvento a cui l'intera vita cristiana ci esorta; l'attesa del Natale si caratterizza come occasione propizia di riscoperta di noi stessi nella familiarità non con il Signore di una sola epoca circoscritta, ma con il Cristo che riconosciamo l'Unico ieri oggi e sempre (Eb 13, 8); esso ci predispone a celebrare l'evento unico e salvifico del Dio-con- noi, il Verbo Incarnato nel primo Avvento che viene oggi e sempre.
Ad accompagnarci in questo itinerario sono le promesse dei profeti e la manifestazione del progetto di Isaia per cui Dio “verrà con potenza per espiare i nostri vizi; lo stesso profeta ci si qualifica come “Una voce che grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, appianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia colmata, ogni monte e colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in pianura.” (Is 40, 2) esortandoci pertanto alla revisione della nostra vita in vista della novità che è Dio. Come profeti della Pasqua e apostoli della penitenza nella dimensione del carisma di Minimi, troveremo la maggiore sollecitazione nel Battista, che per il suo stile di vita e per il suo messaggio è certamente paragonabile al nostro Fondatore nel costitutivo proprio della conversione a Dio e non è esagerato affermare che l'Avvento, come la Quaresima , è il costitutivo della nostra spiritualità, anche considerando che nella sua primitiva impostazione il tempo che precedeva immediatamente il Natale era del tutto affine a quello che precedeva la Pasqua e che anzi i primi cristiani celebravano la Resurrezione (Pasqua) del Signore nel giorno della sua nascita terrena.
Come trascurare poi, in questo periodo, l'ulteriore prezioso ausilio che ci giungerà dalla Madre del Signore, che esalteremo come Immacolata proprio mentre inizieremo a trascorrere queste settimane pre natalizie? Maria è Colei che ha creduto nella Parola del Signore diventando immediatamente Sua Ancella per accogliere con disposizione pronta, attiva e responsabile il mistero dell' Incarnazione del Verbo nel suo grembo e per ciò stesso la sua potente intercessione ci farà riscoprire la Venuta del Signore nella triplice dimensione suddetta mentre aspettiamo la data del Natale.
Considerando la peculiarità di questo periodo di grazia che ci attende, è necessario che ne traiamo profitto per noi stessi e per i fratelli percorrendone tutte le tappe secondo quanto la Liturgia di volta in volta vorrà proporci, soprattutto avvalendoci della potente intercessione di Maria, che proprio durante questo tempo privilegiato esalteremo come la Vergine Immacolata , che vive l'Avvento del Dio con noi nella radicalità della fede che la conduce a dare tutta se stessa nelle parole “eccomi sono serva del Signore” che la renderanno Madre del Veniente Atteso. E' conveniente che in questo tempo si conceda maggiore spazio alla preghiera e al raccoglimento, dove sia possibile anche per mezzo di opportune esperienze spirituali intense quali i ritiri e gli Esercizi Spirituali; conveniente che si rifugga la vanità del male e la futilità del vizio e del peccato e che anche volentieri e attraverso iniziative di qualunque tipo ci si prodighi al servizio del prossimo nelle opere di carità concreta, meglio ancora se avvalorate dalle mortificazioni e dalle personali rinunce poiché mettere da parte anche un piccolo svago o un vizio per destinare l'equivalente a chi ha bisogno ricolma sempre di soddisfazioni e non ci priva di sollazzi e di divertimenti!
Il tempo dell'Avvento, se vissuto come opportunità di rinnovamento di noi stessi in vista di Dio non potrà che trasformarci un po' alla volta in testimoni ferventi e convinti di tutti quei valori che in un modo o nell'altro la nostra società odierna osteggia e combatte con assurda viltà la sua attualità ci renderà capaci di coraggio nel combattimento della buona battaglia in vista della conservazione della fede e del conseguimento della corona di gloria (2 Tm 4, 7).
Con questi sentimenti di sincero augurio, nel salutarvi tutti vi colgo l'occasione di comunicarvi che l'incontro delle Fraternità Campane che era in programma per la fine di Novembre non potrà aver luogo per particolari impegni che intratterranno non pochi dei nostri fratelli a livello nazionale e provinciale. Esso viene rimandato all'ultimo fine settimana di Gennaio.
In attesa di quell'occasione, rivolgo a tutti un caloroso saluto e un fervido augurio di un Buon Anno Liturgico.
Aff. mo
P. Gian Frano Scarpitta