La Provincia Napoletana di Santa Maria della Stella è una delle tre Nazioni che costituiscono il territorio italiano dell'Ordine dei Minimi di san Francesco di Paola. Essa comprende il territorio monastico della Campania e della Sicilia.
Per quanto riguarda la storia della Provincia di Santa Maria della Stella è bene riferirsi alle notizie che ci provengono dalle ricerche del compianto P. Alfredo Bellantonio, raccolte nel prezioso volume La Provincia Napoletana dei Minimi (Curia Generalizia dell'Ordine, Roma 1964); come anche dai lavori del Padre Roberti ( Disegno storico dell'Ordine dei Minimi , 3 voll.) e dalle varie fonti del Bollettino Ufficiale dell'Ordine dei Minimi. Da essi apprendiamo che la Provincia Napoletana , chiamata anche “della Terra di Lavoro” o “Provincia Campana” ebbe origine nel 1535, quando si decise di accorpare in una sola giurisdizione i Conventi della Campania per le difficoltà che si riscontravano nel raggiungimento delle singole case a causa della notevole distanza geografica fra le regioni italiane.
Fino ad allora infatti le case campane erano appartenute alla “Provincia di Calabria” che raccoglieva i Conventi campani di Castellammare di Stabia, Napoli (San Luigi), Campagna (Sa) e Salerno. Gli altri territori monastici italiani erano formati dalla “Provincia Romana” e dalla “Provincia delle Puglie”. A differenza di oggi, quindi, la Provincia Napoletana delle origini comprese il solo territorio della regione Campania. Primo P. Provinciale fu P. Francesco De Bono. Fra il 1550 e il 1700 il territorio della Provincia Campana ebbe successi strepitosi al punto che si favorì la costruzione di numerosi altri conventi che da 4 raggiunsero il numero di 21 unità; vi fu anche un breve periodo in cui anche i Conventi delle Puglie, non potendo più reggersi autonomamente, entrarono a far parte del territorio campano (ne uscirono nel 1553). A favorire tale progresso numerico delle case della Provincia era fu la costante esemplarità di vita dei Religiosi, l'osservanza della Regola, la disciplina regolare nelle singole case e il buon governo dei Superiori. Dal 1799 i Conventi minimi del territorio campano, come anche altre case dell'Ordine e di altri Istituti Religiosi, subirono gli abusi della soppressione napoleonica che provvide a privare la Chiesa dei suoi beni che vennero confiscati e incamerati dallo Stato. Anche i Conventi della nostra Provincia furono soppressi, parecchi Religiosi vennero dispersi e moltissime delle strutture conventuali furono distrutte. Il Convento più importante che ebbe la peggio fu quello di Porta Capuana in Napoli, oggi sede della Prefettura, la cui chiesa venne distrutta e la cui sede cambiò ripetutamente di ubicazione. Il Convento di San Luigi di Palazzo in Napoli venne abbattuto per ordine di Murat per lasciare spazio alla piazza antistante alla reggia.
Per parecchi anni i Religiosi della Provincia rimasero dispersi e anche il governo della stessa risultò decaduto. Per diverso tempo, nel secolo XIX, i conventi campani sopravvissuti alla soppressione (Santa Maria della Stella in Napoli e Castellammare di Stabia) furono guidati dalla Curia Generalizia dell'Ordine. Fu solo nel 1851 che, insediatosi a Napoli Federico II che promosse il rifiorire delle case minime in Campania, i religiosi poterono avanzare richiesta al Sommo Pontefice perché fosse restaurata la Provincia Napoletana dei Minimi, cosa che di fatto si verificò quando la Congregazione per gli istituti di Vita Consacrata concesse nel 1852 al P. Generale dell'Ordine il ripristino della gestione della Provincia suddetta dell'Ordine che in qell'anno comprendeva i soli tre conventi di Castellammare di Stabia, San Francesco di Paola alla Basilica Reale in Napoli e Santa Maria della Stella, sempre a Napoli.
Dal 1853 al 1858 la Provincia Napoletana fu retta dal Padre Salvator Sarti, uomo di spiccata capacità governativa, che riavviò la disciplina regolare e l'amministrazione dei singoli conventi, come anche l'osservanza religiosa e liturgica attraverso opportune normative specifiche, nonché un programma di formazione per i Novizi, ai quali vennero dati degli spazi sempre più consoni all'obiettivo della loro crescita spirituale. Al P. Sarti successe il P. Angelo Cerchia, che promosse la rifondazione di altri conventi della Campania, ivi compreso quello di Cava dei Tirreni. Il numero delle case delle Provincia si era nuovamente accresciuto già con il governo del P. Sarti e ora andava sempre progredendo riaffermando la Provincia in un nuovo benessere spirituale.
Nel 1860 si verificò una nuova dispersione delle case della Provincia, questa volta causata dalle insurrezioni di Giuseppe Garibaldi in seguito all'indebolimento del regno borbonico delle Due Sicilie: tutte le case furono soppresse e i Relgiosi costretti alla fuga e alla riduzione allo stato clericale; lo sconvolgimento fu molto più drastico che nella prima dispersione, in quanto alla distruzione delle case religiose si associò anche la cacciata dei frati e lo stato generale di smarrimento che imperversò per tutti gli anni '60 del 1800. Parecchie chiese dei nostri conventi, ove non si realizzò la soppressione,. passarono alla cura della Diocesi. Il Convento di S. Maria della Stella fu ridotto a sole 12 stanze.
Finalmente nel 1886 si potè acquistare dai Padri Celestini il Convento di Vico Equense con il denaro intanto accumulato dalla solerzia del P. Cerchia, questi decaduto nel 1872 per lasciare posto al P. Sorrentino. La nuova casa di Vico Equense, collocata nella zona di San Vito, fu l'unico appoggio per i religiosi oltre alle 12 stanze del Convento di Santa Maria della Stella e ai pochi luoghi di Castellammare di Stabia sopravvissuti ai moti garibaldini, su di essa si puntò per la realizzazione di una casa di Noviziato che contribuì non poco alla nuova rinascita della Provincia e dell'intero Ordine martoriato dalle continue privazioni. Ciò nondimeno la vita della Nazione Napoletana non durò molto tempo, poiché nel 1906 una visita apostolica della Santa Sede che interessò tutto l'Ordine accorpò i Conventi della Calabria, della Puglia, Sicilia e Campania in un solo territorio retto dalla Curia Generalizia di Roma, denominato Provincia Meridionalis. Tale strutturazione si mantenne per parecchi anni durante i quali la Provincia Napoletana non ebbe più ad esistere come territorio monastico, anche se i conventi, primo fra tutti Vico Equense, godettero di uno splendore del tutto singolare che favorì l'accrescimento delle vocazioni. La Provincia Meridionalis durante gli anni seguenti ebbe non poche variazioni nel suo governo, essendo più volte affidata a Superiori Provinciali locali che si sostituirono alla guida diretta del P. Generale, tuttavia senza che il territorio originario della Campania potesse godere di autonomia amministrativa.
Verso la formazione della Provincia attuale
Nel 1932 una nuova visita apostolica soppresse anche la stessa Provincia Meridionalis come pure le altre suddivisioni italiane e l'intera nazione d'Italia fu sottomessa al governo diretto del P. Generale di Roma.
Nel 1946 venne concessa la fondazione delle attuali Province di Genova (Gesù Maria) e di Paola (San Francesco)e si dovette aspettare fino al 1952 che le cose cambiassero anche per il territorio campano. Infatti in quell'anno, essendo Superiore Generale P. Francesco Savarese, una nuova visita apostolica risolse opportuno che dal territorio della Provincia di Paola venissero separati i Conventi della Campania e della Sicilia, che vennero a formare una Quasi –Provincia , non ancora autonomamente governata: vi era infatti un Vicario Provinciale che venne nominato nella persona del P. Bartolmeo Verde, al quale successe nel 1955 il P. Armando Capone.
Questi, il 1 Dicembre 1955,, in qualità di Correttore Provinciale, unito al suo Rev.do Consiglio, chiedeva al Rev.mo P. Francesco Savarese, Correttore Generale, di inoltrare alla Congregazione dei Religiosi richiesta formale di erezione a Provincia. Il 7 Dicembre 1955, il Correttore Generale inoltrava la suddetta richiesta, motivandola nel modo seguente:
« La Ven. Provincia di S. Maria della Stella, eretta sin dal 1535, nel corso della sua storia ha acquisito particolari benemerenze, avendo onorato l'Ordine dei Minimi con moltissimi Religiosi insigni per santità e dottrina. Durante questi ultimi tre anni, poi, ha dato prova di consolante vitalità. Infatti al Probandato già esistente nel Convento di S.Vito (Vico Equense), ne ha aggiunto recentemente uno nuovo, destinando a tale scopo l'importante Casa-Santuario di Pozzano (C.mare di Stabia). In tal modo, il numero dei suoi aspiranti è stato triplicato e, con l'aiuto di Dio, tutto lascia sperare che aumenterà ancora nei prossimi anni. Né posso tacere il fatto che ogni Comunità è costituita da un numero di Religiosi professi sufficiente a garantire la vita comune e la esatta osservanza regolare » (P. A. Bellantonio, La Provincia Napoletana dei Minimi, p. 260).
Il 13 Dicembre 1955, la S. Congregazione dei Religiosi con rescritto Prot. n. 0505/55; F.3, a firma di S. Ecc.za Rev.ma P. Arcadio Larraona, Segretario, si esprime con parere favorevole: « Vigore facultatum a SS.mo Domino Nostro concessarum, S. Congregatio Negotiis Religiosorum Sodalium praeposita, attentis expositis, benigne annuit pro gratia iuxta preces, servatis ceteris de iure servandis. Contrariis quibuslibet non ostantibus »( Idem).
Ed ebbe vita così la Provincia monastica di Santa Maria della Stella, comprendente i Conventi di Campania e Sicilia, che lo scorso anno 2005 ha celebrato i suoi primi cinquant'anni di vita.
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